81) Poincar. Osservazioni di epistemologia.
Sottolineando l'ineliminabile componente soggetiva, Poincar
svolge una critica puntuale alla teoria dell'induzione e alla
pretesa essenzialista dell'epistemologia ottocentesca.
H. Poincar, La scienza e l'ipotesi, ad. it. di F. Albergamo, La
Nuova Italia, Firenze, 1949, pagine 110-115 (vedi manuale pagine
312-313).

 Che cosa  dunque una buona esperienza? E' quella che ci fa
conoscere qualcosa pi di un fatto isolato:  quella che ci
permette di prevedere, cio di generalizzare. E invero, senza
generalizzazione la previsione  impossibile. Le circostanze in
cui si opera non si riprodurranno mai tutte insieme. Il fatto
osservato non ritorner quindi giammai; la sola cosa che si possa
affermare  che in circostanze analoghe si produrr un fatto
analogo. Per prevedere bisogna dunque almeno invocare l'analogia,
cio bisogna generalizzare. Per cauti che si sia,  necessario
interpolare; l'esperienza non ci d che un certo numero di punti
isolati; bisogna riunirli con un tratto continuo: e ci
costituisce una vera generalizzazione. Ma si fa di pi: la curva
da tracciare passer tra i punti osservati e vicino a essi, non
per i punti stessi. Cos non ci si limita a generalizzare
l'esperienza, la si corregge; e il fisico che volesse astenersi da
queste correzioni e contentarsi veramente dell'esperienza pura e
semplice, sarebbe costretto a enunciare delle leggi ben
straordinarie.
I fatti bruti non ci possono dunque bastare; ecco perch ci
occorre la scienza ordinata e generalizzata. Si dice spesso che
bisogna sperimentare senza idee preconcette. Questo non 
possibile; non solamente ci equivale a rendere sterile ogni
esperienza, ma, anche se lo si volesse, non si potrebbe. Ciascuno
porta in s la concezione del mondo, da cui non ci si pu disfare
tanto facilmente. Bisogna bene, per esempio, che noi ci serviamo
del linguaggio, e il nostro linguaggio  impastato di idee
preconcette: non pu esserlo d'altro. Solo che esse sono idee
preconcette incoscienti, mille volte pi pericolose delle altre.
Diremo che facendone intervenire altre, di cui avremo piena
coscienza, aggraveremo il male? Io non lo credo: credo piuttosto
che esse si faranno reciprocamente contrappeso, e vorrei quasi
dire serviranno di antidoto; generalmente, si accorderanno male
tra di loro; entreranno in conflitto le une con le altre, e perci
ci costringeranno a esaminare le cose da diversi aspetti. E'
abbastanza per liberarcene: non si  pi schiavi quando si pu
scegliere il padrone. Cos, in virt della generalizzazione,
ciascun fatto osservato ce ne fa prevedere un gran numero; solo
che noi non dobbiamo dimenticare che il primo solo  certo e che
tutti gli altri sono soltanto probabili. Per quanto saldamente
stabilita ci possa sembrare una previsione, non siamo mai
assolutamente sicuri che l'esperienza non la smentir, se
cercheremo di verificarla. Ma la probabilit  spesso assai
grande, per potercene accontentare. Val meglio prevedere senza
certezza che non prevedere affatto. Non si deve dunque mai
disdegnare di fare una verifica, quando se ne presenti
l'occasione. Ma ogni esperienza  lunga e difficile, i lavoratori
sono poco numerosi; e il numero dei fatti che ci occorre prevedere
immenso; di fronte a questa massa, il numero delle verificazioni
dirette che potremo fare sar sempre una quantit trascurabile. Da
questo poco che possiamo direttamente raggiungere bisogna trarre
il miglior partito; fa d'uopo che ciascuna esperienza ci permetta
il maggior numero possibile di previsioni e col pi alto grado di
probabilit possibile. Il problema  di aumentare, per dir cos,
il rendimento della macchina scientifica.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 750-751.
